Da oggi, giovedì 15 febbraio 2024, Airbnb applicherà automaticamente l’imposta di soggiorno per le locazioni brevi in base alla tariffa in vigore in ciascuna località. La piattaforma lo ha annunciato qualche giorno fa con un comunicato nella news room dedicata agli host, specificando che raccoglierà al momento della prenotazione l’importo richiesto e verserà integralmente l’imposta agli enti su base regolare, in conformità con i regolamenti locali.

La nuova modalità sarà attiva da subito su 1200 comuni interessati, con il resto a seguire in ottemperanza alle modifiche introdotte dalla Legge Finanziaria 2024 al D.L. 50/2017.

“Per anni Airbnb ha cooperato, attraverso accordi volontari, con alcune delle più grandi città italiane per raccogliere e versare l’imposta di soggiorno, tra cui Roma, Firenze e Genova – riporta il colosso statunitense guidato, tra gli altri, da Brian Chesky, specificando che – l’intero processo sarà automatizzato sulla piattaforma, in modo che i viaggiatori possano concentrarsi sul  soggiorno senza doversi preoccupare di questa incombenza, e gli host possano dare priorità a far sentire i loro ospiti come a casa”.

 

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Oltre ai progressi in tema di imposta di soggiorno, Airbnb fa sapere di aver accolto con favore la nuova normativa nazionale sugli affitti a breve termine recentemente introdotta in Italia. Le nuove norme prevedono un nuovo codice identificativo nazionale che, insieme ai dati raccolti alla luce delle nuove regole europee in materia di piattaforme e affitti brevi, faciliteranno l’accesso alle informazioni di cui hanno bisogno i centri storici come Venezia e Firenze per prendere decisioni politiche informate. L’azienda è impegnata a collaborare con le autorità per un’implementazione di successo.

 

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Ci si aspetta a breve un adeguamento da parte dei singoli comuni per la gestione dell’imposta di soggiorno che dovranno essere in grado di calcolare e scorporare il tributo delle prenotazioni in maniera più avanzata rispetto all’attuale. E chissà che il contesto sia propizio per un upgrade generale che, almeno ai software con grafiche vintage vagamente collocabili nei gloriosi ’80, non può che fare bene.

 

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