A primo impatto l’atto di “fare surf sui divani” può sembrare strano e al limite del preoccupante, quasi riconducibile al momento di picco di una sbronza. A ben pensare e approfondire, però, si apre un vero e proprio mondo.

Nata nel 2003 in territorio statunitense, Couchsurfing è una community (comunità) online con app dedicata in cui gli utenti possono scambiarsi ospitalità e “fare rete sociale”. Attraverso il servizio è possibile sia ospitare che richiedere di essere ospitati, il tutto in maniera semplice e sicura. Se fino a poco tempo fa il tutto era gratuito, ora viene richiesto di sottoscrivere un abbonamento dal costo comunque sia piuttosto ridotto (intorno ai 2 euro al mese).

In sintesi: se sono un host, mi registro, creo il mio profilo spiegando chi sono, dove ospito e in che modalità, aspetto che mi vengano inviate richieste e decido se approvarle o meno per poi ospitare il/la Couchsurfer. Se invece sono io a voler richiedere ospitalità, una volta creato il profilo cerco all’interno dell’app un/una host che soddisfi le mie esigenze sia sul piano logistico che su quello umano e invio la richiesta che, se approvata, mi permetterà di mettermi in contatto con l’ospitante e di ricevere la sua accoglienza.

Sarebbe riduttivo affrontare l’argomento in qualche paragrafo e per questo la redazione de Il Tourista ha deciso di dedicare una serie di articoli al fenomeno e ai diversi aspetti, raccontando ciò ci cela dietro il Couchsurfing e dando spazio ai racconti di chi lo ha già provato. In questo primo “pezzo pilota” ci siamo avvalsi di due conoscenze già note ai lettori: Flavio e Agnese (già protagonisti del viaggio in Portogallo con la roulotte che abbiamo raccontato in questo articolo) ci hanno detto la loro su quella che ancor prima di una semplice piattaforma/app, può essere considerata una vera e propria filosofia di viaggio.

 

Partiamo da zero: qual’è l’effettivo scopo di tutto questo?

“L’idea alla base è quella dello scambio culturale anziché pecuniario – ci spiega Flavio – nel quale chi ospita mette a disposizione il proprio spazio e il proprio tempo senza chiedere denaro, ricevendo in cambio la compagnia e la possibilità di condividere elementi, usi e costumi delle reciproche culture.

 

Ma perché dovrei dare un alloggio a uno sconosciuto gratuitamente?

Non è detto che si offra un alloggio privato, anzi: è quasi impossibile – chiarisce Agnese – c’è da dire poi che non lo si fa proprio gratuitamente. Anche se non vi è un reale scambio economico, il vantaggio c’è ed è duplice. Da una parte infatti vi è la possibilità del Couchsurfer di vivere un’esperienza immerso nella genuinità e nella vita reale di una persona locale, mentre dall’altra ci si arricchisce a proposito della cultura del luogo da cui proviene l’ospite, insieme alle conoscenze e alla presenza umana che il Couchsurfing porta.

 

Quindi si fa entrare l’ospite o si entra in casa dell’host. E poi?

La risposta di Flavio arriva subito, eppure bella calda: “Da host mi aspetto che il viaggiatore interagisca con me, non certo che la persona ospitata arrivi e si butti sul divano o che, peggio, tagli la comunicazione. Casa mia non è un ostello e neppure un hotel: non vengo pagato, è vero, è proprio per questo gradisco condividere compagnia, tempo ed esperienze. Un altro punto da mettere in chiaro è che il viaggiatore non può pretendere del tempo da chi ospita, soprattutto se l’host durante il giorno lavora o hai degli impegni. Attraverso la chat interna all’app ci si può confrontare su questo, accordandosi sulle esigenze nella fase tra la richiesta e la conferma dell’ospitalità.

 

Quanto tempo si può stare in casa dell’altro?

“Solitamente, per una sorta di galateo, non ci si trattiene più di quanto è considerato accettabile dall’host. Parliamo di uno, massimo due, giorni consecutivi perché andare oltre significherebbe in qualche modo invadere lo spazio di chi ospita e approfittare dalla sua disponibilità. Non si tratta di regole scritte, ma poi si rischia di uscire anche dalla filosofia di Couchsurfing stessa e di mancare di rispetto. Nulla vieta, in caso vi fosse sintonia tra le due parti, di protrarre la durata dell’esperienza; l’importante è non confondere un luogo e occasione di scambio culturale per un hotel. E, altro consiglio utile: utilizzare Couchsurfing come se fosse Tinder è da evitare, diciamo che non è visto proprio di buon occhio“.

 

Con Couchsurfing si viaggia in solitaria?

È Agnese a informarci che: “non è detto che un richiedente sia poi un singolo a tutti gli effetti durante la trasferta” e a offrirci il consiglio di “capire e chiedere quanti viaggiatori andrebbero ospitati prima di accettare” perché sempre più spesso coppie o un piccoli gruppi di 3 o 4 elementi si affidano alla piattaforma per ottenere alloggio e conoscere nuove persone. “Io e Agnese abbiamo viaggiato, per esempio, in coppia e siamo stati ospitati in diverse occasioni – interviene Flavio -vivendo esperienze diverse di volta in volta a seconda di persone, cultura e Paese“.

 

Non dovrei aver paura a fare entrare uno sconosciuto a casa e addirittura di ospitarlo?

A rispondere è Flavio: “Questa in effetti è una domanda che si fanno in molti, soprattutto chi non ha mai ospitato o vissuto esperienze simili a Couchsurfing. In effetti il rischio c’è ma è possibile minimizzarlo attraverso la lettura delle recensioni nel profilo dell’host o dell’ospite. Ognuna di queste è verificata, ovvero si riferisce a scambi culturali effettivamente avvenuti e vissuti. Nel caso in cui l’iscrizione sia recente e di conseguenza non sia ancora possibile ottenere recensioni, si possono aggiungere alla propria cerchia amici già presenti e attivi nell’app che, una volta accettato il collegamento, potranno lasciare valutazioni e commenti per garantire l’effettiva affidabilità del nuovo iscritto.

 

Che cosa vuol dire essere un Couchsurfer?

“Questo stile di viaggio si basa sul vivere la cultura del posto in maniera quanto più completa possibile – conclude Agnese – ed essere un Couchsurfer vuol dire sposare l’idea, a discapito spesso di comodità o soluzioni facili, di essere aperti alle persone del mondo e a tutte le loro infinite sfaccettature. Personalmente non vedo l’ora di andare a trovare amici sparsi per il globo e non esiterei ad ‘adattarmi’ pur di vivere un territorio come fa un abitante locale. Molte volte mi sono trovata, così come Flavio, a utilizzare la community senza conoscere chi mi avrebbe ospitato: non è facile ma assicuro che anche solo in una giornata c’è possibilità di conoscere, imparare e scoprire qualcosa di nuovo. E, soprattutto, di incontrare e apprezzare qualcuno“.

 

Immagine in evidenza di Freepik

© Riproduzione riservata