Attenzione: questo articolo tratta di temi che potrebbero urtare la sensibilità dei lettori e per cui proprietario, editore e Direttore Responsabile della testata declinano ogni responsabilità.

 

Chi di noi non ha mai fatto un giro nella casa dei fantasmi al Luna Park o non ha mai visto un documentario true crime? Qui andiamo ben oltre. Assodato ormai che il turismo negli ultimi anni abbia avuto una crescita esponenziale, alle volte le declinazioni di determinati fenomeni non sono sempre rose e fiori.

Dark tourism, turismo nero, turismo macabro o turismo dell’orrore, chiamatelo come volete perché le denominazioni sono tante, ma il succo è sempre quello. Parliamo di un turismo che si allontana radicalmente dalle spiagge paradisiache e le montagne innevate, scordatevi gli aperitivi in piscina e la sauna rilassante dopo aver sciato tutto il giorno.

Secondo l’autore Philip Stone (2006) per Dark Tourism si intende “l’atto di viaggiare e visitare siti associati alla morte, alla sofferenza o a ciò che è apparentemente macabro”. Le motivazioni che spingono i viaggiatori appassionati del turismo nero oggi è la ricerca di luoghi inquietanti ove si è consumata una tragedia, luoghi in cui dominano un senso di morte e di dolore (Hartmann, 2014). Tutti in un modo o nell’altro siamo attratti da ciò che è a noi sconosciuto anche se esso ci terrorizza.

Il turismo del macabro comprende una serie di pratiche turistiche guidate dall’attrazione verso gli avvenimenti funebri. Sono moltissime ad oggi le agenzie specializzate in questo tipo di turismo in tutto il mondo, le esperienze cambiano in base al luogo in cui ci troviamo ad esempio in Inghilterra è molto apprezzato il percorso di Jack lo Squartatore, in Francia la visita alle catacombe, in Ucraina l’escursione a Chernobyl.

Tony Seaton, professore in Comportamento e Storia del Turismo ha identificato cinque diverse sfumature del Dark Tourism, tra cui recarsi presso lapidi commemorative ed essere spettatori di ricostruzioni di eventi tragici.

 

Ci sono dei vantaggi?
Se possiamo definirli tali, si va alla scoperta di luoghi poco conosciuti, inoltrati, in cui intorno molto spesso non c’è nulla. Sono luoghi unici che portano emozioni nuove, se vissute con il giusto spirito.

 

Ma quando tutto ciò diventa troppo?
Come in tutte le cose, anche nel dark tourism vige la regola del rispetto, del buon senso, attenzione ed educazione. Vedere luoghi non vuol dire diruparli, saccheggiarli o chissà altro. Nessuna forma di emulazione deve esistere – è turismo, non malavita – e in caso di malessere è buona norma abbandonare subito il luogo visitato. Sono un bene di tutti e come tali devono essere trattati. Dove necessario, occorre la regola del silenzio, specialmente in alcuni luoghi è la più importante forma di rispetto.

 

Immagine in evidenza: freepic.diller

© Riproduzione riservata