Una struttura ricettiva che si può aprire e gestire ma non costruire, nella quale viene offerta una rosa di servizi alberghieri e grazie alla quale è possibile contribuire allo sviluppo del turismo nei borghi e nei centri storici, senza snaturarli. Quello che può sembrare un concetto utopico è già realtà da qualche anno e risponde al nome di Albergo Diffuso.

Si tratta di un’idea di ospitalità originale che pone al centro l’organizzazione di ciò che è già esistente anziché la costruzione di nuovi edifici e che, se vogliamo, va controcorrente, differenziandosi da realtà più conosciute, come gli hotel o i resort. Non a caso, l’aggettivo “diffuso” sta a indicare una struttura orizzontale e non verticale come quella degli alberghi tradizionali, che spesso assomigliano ai condomini.

 

Un modello di ospitalità che parte dall’Italia

Il concetto, teorizzato già dagli anni ’80 dal Prof. Giancarlo Dall’Ara, prevede di mettere in rete case preesistenti, vicine tra loro, in un centro storico di un borgo. Una delle case diventa il luogo di accoglienza, una sorta di reception in cui gli ospiti possono registrarsi e avere le chiavi della camera, e dove si trovano anche i servizi, il punto ristoro, le sale e gli spazi comuni ma anche l’assistenza e le informazioni. “Le altre case – come indicato nell’ebook ‘Albergo Diffuso, un modello di ospitalità italiano nel mondo’ – diventano le camere dell’albergo. Uno dei tratti peculiari dell’albergo diffuso è nel fatto che le case che lo compongono devono trovarsi in mezzo a case abitate dai residenti, così che l’ospite possa sentirsi più che turista, residente, seppure temporaneo”.

 

La comunità è un requisito fondamentale

La presenza di una comunità viva e di un ambiente autentico e integrato sia con la realtà sociale che con la cultura locale sono quindi i presupposti per quella che, più che un soggiorno, diventa un’esperienza, arricchita dalla proposta di prodotti gastronomici, vecchie ricette, tradizioni, oggetti di uso quotidiano, artigianato, eventi e iniziative di un territorio che si apre completamente al visitatore. Anzi: al cittadino temporaneo.

 

Partito dall’Italia, diffuso in tutto il mondo

Quello degli alberghi diffusi è un tema che Il Tourista si ripromette di trattare nel tempo insieme alle modalità di fruizione da parte dei viaggiatori e alle preziose possibilità offerte, sia ai borghi italiani che alle mete internazionali. Ad ora, basti infatti pensare che dal 2004, cinque anni dopo il primo convegno nazionale dell’Associazione Internazionale Alberghi Diffusi, il modello teorizzato e sviluppato in Italia ha subito un processo di uscita dai confini nazionali, arrivando , tanto per citarne alcuni, in Paesi come Svizzera, Croazia, Spagna e Irlanda. A proposito del futuro, stando a quanto dichiarato dalla stessa Associazione: “sono tanti i Paesi che stiamo cercando di seguire, proponendo il nostro modello made in Italy: dalla Georgia, alla Cina”. Il tutto sempre con l’idea chiave cha fa anche da filo rosso tra le diverse parti dell’albergo diffuso: la struttura deve essere hotel, sicuramente, ma con un occhio sempre attento al concetto di casa.

 

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