Dopo Airbnb, anche Booking.com si adegua alla normativa italiana in materia di affitti brevi, applicando una ritenuta fiscale ai partner che affittano immobili residenziali in Italia e che soddisfano un certo numero di altre condizioni.

Stando a quanto riportato nella sezione del portale dedicata agli affittuari, l’importo della ritenuta è pari al 21% ed è calcolato in base al valore totale dei soggiorni effettivi (escludendo quindi cancellazioni e mancate presentazioni) di durata pari o inferiore a 30 giorni, e per i quali la stessa piattaforma abbia gestito il pagamento (attraverso il servizio Pagamenti tramite Booking.com). Sono escluse le altre tasse come l’IVA e il contributo di soggiorno. Ogni mese Booking.com verserà alle autorità fiscali italiane l’importo precedentemente trattenuto, per conto dei partner presenti nel portale.

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Le regole di applicazione della ritenuta del 21% si applicano se a te se:

  • Si hanno attivi i Pagamenti tramite Booking.com;
  • Vengono affittati tra uno e quattro immobili residenziali (con almeno uno iscritto come immobile residenziale nel registro catastale italiano);
  • Non vengono offerti servizi aggiuntivi, come pasti (nemmeno la colazione), servizio in camera, reception, pulizia giornaliera degli alloggi, lavanderia, stiratura, noleggio auto, guida turistica, organizzazione di tour, servizio di traduzione, noleggio biciclette, navetta aeroportuale, ecc;
  • Non è stato fornito un numero di partita IVA o comunque non si possiede.

Sempre dalla sezione relativa alle comunicazioni per gli utenti, lato affittuario, si legge che “Se queste regole si applicano anche a te come partner, ti invieremo anche una certificazione annuale con l’indicazione dell’importo totale che abbiamo trattenuto e poi versato per tuo conto. Lo faremo entro tre mesi dalla fine dell’anno civile. Potrai utilizzare questa certificazione per ottenere un credito d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi. Tieni presente che rimarrai comunque responsabile personalmente dei tuoi obblighi fiscali”.

 

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Booking.com raccomanda di aggiornare le informazioni che la struttura ha fornito al portale, in modo da sapere con precisione se secondo la legge italiana l’OTA sia tenuta o meno ad applicare la ritenuta. In particolare, indica il Centro Risorse del sito, viene richiesto di controllare accuratamente il numero di partita IVA (se presente), le informazioni sui servizi offerti e la lista delle locazioni possedute in caso siano più di quattro.

 

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